Carolus Luigi Cergoly, triestino classe 1908, esordisce in pieno clima futurista, con la raccolta poetica in lingua Maaagaalà (1928), edita con la firma “di battaglia” Sempresù. Tre anni più tardi pubblica la sua prima raccolta in dialetto veneto Prime fogie, seguono Dentro de mi e Poesie a Barbara. Come sottotenente commissario è iscritto, nel 1940, nei ruoli degli Ufficiali della Croce Rossa Italiana e due anni dopo viene distaccato in Ucraina, durante la Campagna di Russia, col treno speciale n. 16. Nell’anno successivo è congedato e già nell’agosto del ’44 raggiunge i partigiani; dapprima il gruppo Giustizia e Libertà, poi la Brigata garibaldina Fontanot aggregata al IX Corpus Jugoslavo. Dopo la Liberazione riprende l'attività letteraria fondando il quotidiano "Il corriere di Trieste", a cui rimane legato fino al 1953. Nel 1970 diventa editore di se stesso pubblicando la plaquette Passa el sol. Poemetto in lessico triestino e, sempre nello stesso anno, la raccolta di poesie Il Portolano di Carolus. Poesie in lessico triestino. Due anni dopo edita I canti clandestini. Nove poesie in lessico triestino, ispirate all’olocausto degli ebrei e alle vicende della guerra partigiana. Nel 1973 pubblica Hohò Trieste. Ballatetta in lessico triestino, che vuole essere un omaggio alla sua città natale. Uno scritto di P. P. Pasolini su “Il Tempo”gli spalanca la porta della critica italiana. Infatti è Giovanni Raboni ad inserire nella sua collana “Quaderni della Fenice”la raccolta di poesie di Cergoly intitolata Ponterosso. Poesie mitteleuropee in lessico triestino con la quale il poeta esce dall’ambito triestino e viene proposto in campo nazionale. Nel 1979 esce presso Mondadori il suo primo romanzo Il complesso dell’Imperatore. Collages di fantasie e memorie di un mitteleuropeo, che diventa subito il caso letterario dell’anno. Tale consacrazione porta nuovamente Mondadori a inserire il poeta nella prestigiosa collana “Lo specchio” con Latitudine nord, che raccoglie tutte le poesie come in un canzoniere. Nel 1982 pubblica la sua ultima raccolta di poesie Opera 79 in sostantivo Amore per le Edizioni S. Marco dei Giustiniani di Genova. Nel 1984 esce, sempre per Mondadori, il suo secondo romanzo Fermo là in poltrona. Ovvero i teatri della memoria per trastullarsi e fantasticare, scritti da un mitteleuropeo. Un giorno prima della morte, che lo coglie in casa il 3 maggio 1987, vede stampato il suo ultimo romanzo L’allegria di Thor. Diario intimo con inchiostri di più colori del mitteleuropeo barone Heinrich Edling von Boffa, Mondadori 1987.