“Io quando considero l’altezza di questi due poeti, mi domando quale altra città ne abbia espresso due, come questi, contemporaneamente.” (Pensando a Umberto Saba e a Virgilio Giotti, così Giani Stuparich scriveva, cinquant’anni fa, nel suo libro “Trieste nei miei ricordi”).
L’interesse della critica nei confronti di Virgilio Giotti è venuto crescendo negli ultimi decenni. Il poeta triestino è oggi annoverato fra le voci più alte del Novecento italiano. Virgilio Giotti nasce a Trieste nel 1885 da Riccardo Schönbeck e da Emilia Gheotto, da cui il nome d’arte. Portato al disegno frequenterà la Scuola Industriale. Nel 1907, per evitare il servizio militare sotto l’Austria, fugge a Firenze dove conosce Scipio Slataper, i fratelli Stuparich, Alberto Spaini e Biagio Marin. A San Felice in Val d’Ema, non lontano da Firenze nel 1911 incontra Nina Stchekotoff di Mosca e ne fa la compagna della sua vita. In Toscana nascono i suoi tre figli Natalia (Tanda) nel 1913, Paolo nel ’15 e Franco nel ’19. Per vivere viaggia in Valtellina, in Carnia, in Svizzera a vendere giocattoli e oggetti artigianali toscani. Inizia a scrivere in dialetto triestino nel 1909. A Firenze l’editore Gonnelli gli pubblica nel 1914 il Piccolo canzoniere in dialetto triestino Torna a Trieste nel 1919 e va ad abitare in periferia, a Montebello, in via Lamarmora 34 (vi rimarrà fino alla fine dei suoi giorni). In quegli anni apre una botteguccia di giornali in Cittavecchia che durerà un anno. Gli amici gli trovano un impiego alla Lega Nazionale. Incontra quotidianamente Saba, Stuparich, il pittore Bolaffio e il giovanissimo Roberto Bazlen. Nel 1920 la Libreria Antica e Moderna di Saba pubblica le sue poesie e prose in lingua, scritte tra il 1916 e il ‘19, con il titolo Il mio cuore e la mia casa. Nel 1928 per le edizioni di Solaria escono Caprizzi, canzonette e storie. Nel 1930 Giotti è assunto nell’amministrazione dell’Ospedale Maggiore come avventizio e tale resterà fino al pensionamento nel 1957. Al centro della sua opera si situa il dramma della scomparsa in Russia dei due figli, Paolo e Franco, nel corso dell’ultima guerra. La vicenda era resa ancora più tragica dall’essere la madre di origini russe. Ne segue uno straziante diario Appunti inutili che Pasolini definirà un capolavoro del Novecento e Giani Stuparich, nel breve testo che premetterà a quelle pagine così inizia a scrivere: “Confesso d’aver letto la prima volta queste pagine di diario con la gola serrata e con un forte stringimento di cuore...” Nel 1946 due amici triestini Emilio Dolfi e Manlio Malabotta pubblicano in poco più di 100 esemplari Sera le poesie scritte tra il 1943 e il '46, l’editore De Silva ristamperà il volume due anni dopo nel 1948. L’ultima raccolta di liriche Versi sarà pubblicata da Lo Zibaldone nel 1953. Nel giugno del 1957 l’Accademia dei Lincei gli conferisce il premio per la poesia Colori, l’opera poetica completa, pubblicata dall’editore Ricciardi, di cui il Poeta farà appena in tempo a correggere le bozze, uscirà postumo. Virgilio Giotti muore a Trieste il 21 settembre 1957.
Il percorso espositivo
In base agli spazi messi di volta in volta a disposizione, il percorso espositivo della mostra, farà capo a quattro direttrici fondamentali: I miei cari (la cronaca di una vita spoglia di averi, appartata, chiusa nel suo mondo di affetti e sentimenti e indissolubilmente legata alla casa, alla cara moglie, ai figli amatissimi, alla madre, alle buone amicizie: unico e composito paradiso...), Gli amici (gli amici di sempre:Biagio Marin,Luciano Budigna,Umberto Saba, Guido Marussig, Marcello Mascherini, Federico Righi, Maria Lupieri, Giani Stuparich, Anita Pittoni, Ruggero Rovan, Vittorio Bolaffio, Rinaldo Derossi, Pier Antonio Quarantotti Gambini e Sergio Miniussi, testimoni attraverso le loro opere nella rivisitazione di episodi comuni di vita vissuta), Poeta e pittore (la sua poesia in opposizione alla retorica carducciana e alla magniloquenza dannunziana con una sottile vena autobiografica-intimistica rafforzata dall’elemento pittorico anch’essi ispirati a quel mondo al quale egli era così intimamente legato: ritratti di familiari, oggetti del piccolo orizzonte domestico, disegni che affermano una cultura figurativa non inferiore a quella letteraria) e I mii fioi (due figli strappati ad una vita sola agli inizi e immersi nella tragedia della guerra e dalla stessa inghiottiti lunghe le sponde del Don). Lungo tutto il percorso espositivo si prevede la collocazione di teche contenenti opere manoscritte, fotografie, prime edizioni autografate e vari oggetti appartenuti al poeta provenienti dal Fondo Virgilio Giotti.
I costi di noleggio
I costi
Nella sua forma integrale sopra descritta, la mostra Virgilio Giotti. La quieta allegria del vivere potrà essere noleggiata al prezzo di 10.000,00 (diecimila) Euro (al netto dell’IVA). Nel prezzo base del noleggio, per un periodo minimo di quattro settimane, sono inclusi i servizi di trasporto, montaggio e smontaggio di tutti i materiali, secondo il percorso esposto in precedenza. Il costo di noleggio di eventuali settimane successive alle prime quattro sarà conteggiate in forma forfettaria secondo il loro numero.
Scheda tecnica
Materiali esposti:
• 22 pannelli didattici di 120x90 cm.
• 6 pannelli grafici-introduttivi 90x180
• 1 audiovisivo proiettato
• 1 cd contenente letture di poesie di Virgilio Giotti, diffuso in mostra
• 100 tra edizioni originali delle opere poetiche di Virgilio Giotti, disegni originali di
Virgilio Giotti e Paolo Belli, lettere originali di Virgilio Giotti, Franco e Paolo Belli,
manufatti originali, oggetti personali.